Al via il Job Day di Inclusive Mindset

Al via il Job Day di Inclusive Mindset

Il luogo, l’acquario civico di Milano situato in una preziosa palazzina in stile liberty del parco Sempione, assume una valenza metaforica.

C’è molta vita, sott’acqua. Ricca e sorprendente. Ma i pesci non parlano. E non emergono. È in questo contesto che oggi 19 marzo si svolge il primo Job Day di Inclusive Mindset, l’iniziativa promossa da Fondazione Sodalitas, Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e Interaction Farm (si replica a Roma il 26 maggio). C’è tutta una forza lavoro potenziale che è nascosta perché discriminata, vittima di pregiudizi o semplice ignoranza su disabilità, religione, colore della pelle, orientamento sessuale. Ed è una forza lavoro qualificata, che ha titoli di studio adeguati ma che viene emarginata per la sua diversità.

Il job day è un’occasione per far incontrare le imprese e i candidati, focalizzandosi su competenze, attitudini e talenti. Ed è solo una delle iniziative di Inclusive Mindset, che organizza anche workshop per condividere esperienze e buone pratiche, incontri di formazione e aggiornamento manageriale, campagne di comunicazione per diffondere le migliori pratiche aziendali di diversity&inclusion, una job app per la pubblicazione degli annunci di lavori e la gestione delle candidature e una piattaforma digitale e sociale attiva 365 giorni all’anno per l’orientamento dei candidati e la conoscenza del mercato del lavoro. Insomma, un impegno su più fronti, frutto dell’esperienza pluriennale in questo campo e della consapevolezza che c’è molto da fare. A incominciare da una svolta culturale.

Le grandi aziende multinazionali sono per loro natura più avanti in questo processo e alcuni dei partner sostenitori di Inclusive Mindset lo dimostrano. Ibm ha tra gli obiettivi l’integrazione delle persone lgbt. Possibile che le scelte sessuali personali siano ancora una discriminante? «Sì – risponde Doriana De Benedictis che in azienda copre il ruolo nuovo di Diversity Engagement Partner – perché se io non mi esprimo serenamente con i miei colleghi e i miei superiori nella totalità del mio essere, parlando dunque anche dei miei legami affettivi e sentimentali, probabilmente non lavoro con concentrazione e non rendo al massimo». Ibm ha perfino supportato un suo dipendente in ogni fase del cambio di sesso.

Barilla ha assunto nei suoi stabilimenti in Svezia alcuni rifugiati siriani. Mentre a Parma uno di loro, laureato nel suo Paese in business administration e arrivato in Italia legalmente con i corridoi umanitari di Sant’Egidio, lavora alle relazioni esterne. Flex, colosso della componentistica, sta inserendo nelle sue quattro sedi italiane persone con sindrome di Asperger. «Abbiamo bisogno di soluzioni innovative, per noi dunque la diversità è una ricchezza, ma è necessario organizzare dei workshop per i dipendenti normodotati, insegnargli ad accogliere la diversità».

Certo, stiamo parlando della punta emergente di un iceberg. Come fare dunque a diffondere queste iniziative nell’immenso tessuto di piccole e medie aziende che compone l’economia italiana? «Nei nostri compiti c’è anche l’organizzazione di seminari su questo tema per le imprese dell’indotto», rispondono all’unisono i tre manager. Inclusive Mindset e altre iniziative del genere mirano, del resto, ad andare ben oltre la legge 68/99 che impone una percentuale di dipendenti appartenenti alle categorie protette (nelle grandi aziende, il 7%). Qui si tratta di scovare talenti ed eccellenze ancorati dai pregiudizi e farli competere con gli altri.

Certo, se allarghiamo lo sguardo sul rapporto tra disabilità e lavoro lo scenario è sconfortante. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale sulla salute, solo il 23% degli uomini e il 14% delle donne con disabilità fra i 35 e i 64 anni lavora e l’80% delle difficoltà nel trovare un impiego avviene nella fase di accesso. La maggior parte dei 27,7 milioni annui erogati dallo Stato servono a sostenere le pensioni. Dunque una fotografia assistenzialistica, umiliante. E intanto le agenzie del lavoro confermano che molte aziende preferiscono pagare salate multe, 153 euro al giorno, (laddove i controlli sono puntuali) piuttosto che rispettare la legge.

Giovanni Cafaro, portavoce del Movimento Disabili Articolo 14 (articolo che permette l’assunzione a costo zero di una persona con disabilità in una cooperativa e di un disoccupato normodotato che svolge i suoi servizi in azienda assunto da una cooperativa sociale) stima in 15 miliardi il valore delle sanzioni economiche. E si chiede: «Come vengono spesi dalle istituzioni locali questi soldi? Servono per politiche di assunzioni e reinserimento, oppure esiste un accordo tacito con le aziende che non assumono?». Domande polemiche in un panorama nebbioso, costellato da ingiustizie.

19 MARZO 2018 | di Alessandro Cannavò

FONTE: invisibili.corriere.it

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